14 febbraio, 2012

La buona stampa 2°

Questo volumetto molto agile ed economico, ci aiuta ad evitare i numerosi errori che compiamo quando siamo in chiesa o partecipiamo alla santa Messa.
L'autore utilizzando lo pseudonimo di Jean de la Maison ci suggerisce un Galateo "nuovo" da utilizzare quando ci troviamo in chiesa.

Jean de la Maison "Un pò di galateo, anche in chiesa, non guasta", ed. EllediCi. €uro 2,58.

10 febbraio, 2012

Se vuoi puoi purificarmi ! (VI Domenica del Tempo Ordinario)

+ Dal Vangelo secondo Marco ( Mc 1,40-45) 
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore
Continuando la lettura del Vangelo di Marco, seguiamo passo passo il Regno di Dio che - come una goccia d'olio - si espande e cresce. La potenza e tenerezza del Dio di Gesù Cristo non si arresta davanti a nulla. Le sofferenze causate dal maligno, dalla debolezza fisica, dalle febbri diventano il segno che Dio assiduamente lavora nella vita di ciascuno. Questa domenica l'evangelista ci presenta Gesù davanti al male dei mali: la lebbra. La guarigione di questa domenica non è - come quella di domenica scorsa - indirizzata verso il servizio. Oggi il gesto di Gesù ha una valenza teologica molto grande. La lebbra era considerata dai giudei il morbo degli abbandonati, dei reietti, dei nemici di Dio e suo castigo. La situazione personale e morale del malato di lebbra era tale da dover vivere separato da tutto e da tutti. Doveva avvisare della sua presenza i sani - attraverso moniti verbali - affinché questi si potessero salvare da questa incombenza di morte. Questo cadavere che cammina vede Gesù e gli domanda molto più che la sanità del corpo, gli domanda la purificazione di tutto se stesso. Desidera che Gesù lo renda uomo nuovo, in una parola: desidera risorgere. Gesù non perde tempo. La sua volontà tocca questo corpo e lo rende segno del Regno di suo Padre. La lebbra scompare ! Quanto è diverso dal nostro l'agire Gesù, il toccare di Gesù. Noi abbiamo paura di toccare la luce...figuriamoci le tenebre di una malattia come la lebbra. Abbiamo paura di avvicinarci al Medico della anime e dei corpi...perciò stiamo lontano anche dai malati.
Eppure l'evangelista ci fa notare che non è la malattia che vince il medico, non sono le tenebre dell'isolamento sociale che inibiscono Gesù. Cristo vuole...
Noi spesso crediamo di non poterci avvicinare al malato, allo straniero, al clandestino, al diverso da noi, a colui che si rifiuta di pensare come il mondo propone, a chi non segue il politically correct. Ci culliamo nella certezza di una impotenza perenne. Spesso è la nostra cattiva volonta che si oppone a questo slancio salutare e salvifico. Noi figli di Dio, noi che ogni giorno - o almeno ogni domenica - tocchiamo e ci nutriamo del Signore della vita...abbiamo la possibilità di toccare gli altri e risanarli seguendo l'esempio del Maestro.
Ogni bene !

Segni che curano


«Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite... Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani» (cf. Esposizione sul Salmo 102, 5). Queste sono le parole molto incoraggianti di S. Agostino in riferimento ai sacramenti di «guarigione».  L’opera di Gesù nell’annunciare il Regno di Dio, così come faranno più tardi gli apostoli e i tanti discepoli, è anzitutto un annuncio di salute e salvezza. Ascoltando con attenzione il Vangelo di Marco in queste ultime domeniche, non possiamo non notare l’ampia vastità delle guarigioni – di ordine e grandezza diversa – operate da Gesù. Gesù tocca, solleva, insuffla, comanda, risana con gesti e parole. Segni che hanno forza e potenza, segni significativi che realizzano la salvezza dell’uomo attraverso l’opera del Figlio di Dio. Papa Benedetto in occasione della XX Giornata del Malato – che si celebrerà sabato 11 febbraio 2012 – ribadisce con forza l’importanza dei sacramenti detti di guarigione cioè la Confessione e l’Unzione. Nella nostra vita ci capita di ammalarci nel corpo, così come ci capita di  star male nell’anima: è una realtà che abbiamo sperimentato tutti. Il Papa nel suo messaggio ci ricorda che esiste un «binomio tra salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell'anima».  Noi uomini non sperimentiamo – nel corpo e nell’anima –  due realtà separate e autonome o in antitesi. La nostra realtà visibile e profonda è quella di essere anime incarnate, cioè totalità di anima e di corpo che si integra e completa a vicenda. Due mondi che si fondono insieme e diventano il luogo in cui incontrare Dio. Le lacerazioni dell’anima che avvengono a causa del peccato, del degrado morale, o della libera scelta di non incontrare Dio  spesso divengono causa di malattia anche a livello fisico. La malattia fisica - del resto - può facilmente predisporre allo scoraggiamento dell’anima disperando così nella salvezza e nella guarigione, con l’aggravante dell’allontanamento da Dio. Per aiutare il fedele ammalato – sia corporalmente o spiritualmente – a non disperare nella salvezza, Cristo istituisce i due sacramenti di guarigione che affida poi alla sua Chiesa. La Confessione ci rende salvi dalla malattia dell’anima, ci rende in grado di alzarci ogni qual volta siamo stanchi e affamati a causa del nostro peccato (cf. Lc 15, 14-16), ci fa sperimentare realmente la potenza della Morte e Risurrezione di Gesù. L’unzione degli Infermi, invece, chiede a Cristo l’aiuto nella guarigione del corpo insieme alla richiesta della liberazione dai peccati e al sollievo dato dal vivere il tempo della malattia con fatica. Il cristiano non è chiamato soltanto ad avvicinarsi con estrema fiducia a questi due sacramenti – lasciando che Cristo tocchi le sue ferite più profonde e infette – ma è chiamato anche a nutrirsi del farmaco di ogni male che è l’Eucaristiase non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.»(cf. Gv 6, 53-56). Dio ci ha fatto capaci di affrontare la malattia e la morte insieme a un compagno di viaggio - il Figlio suo - che ha sconfitto sofferenza e malattia. A noi spetta avvicinarci a questo medico !

08 febbraio, 2012

Segno dei tempi

Chi non ricorda la famosissima battuta di Eduardo De Filippo nella commedia teatrale Natale in casa Cupiello (1931), mentre si rivolge alla bravissima Pupella Maggio con queste parole:«Cuncé, fa freddo fuori ?». Concetta con lapalissiana verve risponde:«Hai voglia! Si gela». In effetti, da più di due settimane a questa parte l’Italia è interessata da un forte fronte di aria e vento gelido, neve e pioggia.  Il buon vecchio Luca Cupiello ci direbbe che questo periodo invernale si è presentato come comanda Iddioco' tutti i sentimenti. Basta dare uno sguardo alle più famose agenzie di stampa e ai principali quotidiani nazionali, per vedere come questo periodo invernale ha messo in ginocchio alcune località e molte persone. Spesso le conseguenze sono tragiche. Basta così poco per mandarci a gambe all’aria, basta veramente poco per rovesciarci dalle nostre sicurezze e certezze. Il clima è una realtà della natura, una realtà se vogliamo semplice ma concreta. È capace di far saltare i nostri deliri di onnipotenza e di sicurezza tecnologica: tubature che saltano, strade paralizzate e inagibili, scuole chiuse. Situazioni di prova che – ci piaccia o no – ci costringono ad aprire gli occhi sulla nostra fragilità e insufficienza umana. Non possiamo salvarci da soli, non siamo bastanti a noi stessi…abbiamo bisogno degli altri…dell’Altro. Il Papa, questa mattina, nell’udienza del mercoledì, ha pregato per le vittime del maltempo e ha incoraggiato i cristiani ad essere solidali con coloro che hanno avuto perdite e svantaggi a causa del clima inclemente. Sembra il richiamo a riconoscere il bisogno di Dio in un mondo orfano di una presenza che dona senso. Il clima e il maltempo possono servire a risvegliare in noi la mancanza per quello che abbiamo perso o che ci è stato sottratto. Se è vero – come ci attesta Gesù nel Vangelo di Luca – che sappiamo valutare l’aspetto della terra e del cielo per fare i nostri comodi, allora non ci sarà impossibile iniziare a renderci conto che qualcosa ancora ci manca.  
Ogni bene !